Marco's profileSolamente io...... Mar...PhotosBlogGuestbookMore ![]() | Help |
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Aristotele.Nessuno è padrone della propria felicità, per questo non consegnare la tua allegria, la tua pace e la tua vita, nelle mani di nessuno, assolutamente nessubo. Siamo liberi, non apparteniamo a nessuno e non dobbiamo dipendere dai desideri, dalla volontà o dai sogni di chiunque altro.
La ragione della tua vita sei tu. La tua pace interiore è la meta della tua vita, quando sentirai un vuoto nell'anima, quando crederai che ancora ti manca qualcosa, anche avendo tutto, pensa ai tuoi desideri più intimi e trova la divinità che esiste in te. Smetti di collocare ogni giorno, la tua felicità più distante da te.
Cerca in te stesso la risposta per calmarti, tu sei il riflesso di quello che pensi giornalmente. Smetti di pensare male di te, e sii sempre il tuo migliore amico(a).
Felice sabato a tutti......
January 30 PREMIOCuriositàAnche il Giappone si schiera dalla parte dell'ambiente. E lo fa con una singolare iniziativa: appendere 'poesie da bagno' in almeno 1.000 toilette pubbliche. La trovata arriva dal centro di ricerca 'Japan Toilet Labo', un organismo creato da esperti accademici e designer, che spera di ridurre così lo spreco della carta nei servizi igenici pubblici e commerciali.
Si stima che in media un giapponese utilizza 55 rotoli di carta igienica all'anno. Inoltre, l'associazione della carta industriale giapponese afferma che l'incremento del numero dei bagni pubblici ha causato un aumento delle spedizioni di carta igienica del 14% nell'ultimo decennio. Sono già tre le 'poesie da bagno' che, stampate su fogli adesivi in formato A4, sono pronte per essere ben posizionata all'altezza degli occhi di chi sta sulla tavoletta. Una di queste recita "Ama la toilette", mentre in un altra si legge: "Quella carta ti conoscerà solo per un momento" e "Piegare la carta più e più e più e più volte'. La campagna partirà a metà febbraio, ma lo scorso dicembre è stata sperimentata a Tokyo con il risultato di aver ridotto del 10-20% l'utilizzo di carta igienica per ogni 'sessione' privata. January 27 Nuovi premi.Lacrime a Ogni Pasto, Curata Con Botox Donna Che Piangeva MangiandoRoma, 23 gen. (Adnkronos Salute) - Quelle di Patricia Webster, inglese di 58 anni, erano qualcosa in più di lacrime di coccodrillo: ogni volta che la donna mangiava, si ritrovava a piangere, a causa di un raro disturbo delle fibre nervose che regolano la salivazione, le quali a volte possono essere danneggiate e ricrescere in maniera disordinata anche attorno alle ghiandole lacrimali. Risultato: un pianto a ogni pasto. Per fortuna la signora oggi è guarita grazie all'uso del botox, tossina famosa grazie al suo massiccio utilizzo in chirurgia plastica per 'spianare' le rughe, ma oggi sperimentata anche con gli obiettivi terapeutici più disparati. Come riporta il tabloid britannico 'Daily Mail', Patricia, madre di tre figli, aveva ricevuto nel 1991 la diagnosi di sindrome di Guillain-Barre, condizione che danneggia le fibre nervose di tutto il corpo. Purtroppo, anche se la donna ha lottato per riguadagnare la mobilità di viso e corpo, con il tempo ha sviluppato una paralisi parziale della faccia, che ha provocato il curioso effetto collaterale. "All'inizio, 15 anni fa - confessa la signora Webster - pensavo che il fenomeno si verificasse solo quando mangiavo cibi molto caldi. Poi mi sono accorta che accadeva sempre, a ogni boccone. Anche bere una tazza di caffè era diventato un problema". Ma oggi Patricia è una delle 60 pazienti che frequentano una clinica specializzata in botox, (ospedali di Maidstone e Pembury), dove la tossina botulinica è impiegata soprattutto per malattie urologiche o ipersudorazione. Nel suo caso, il botox è riuscito a frenare l'attività non richiesta delle ghiandole lacrimali, riportando la paziente a una vita di relazione normale: "Non potevo più uscire a cena con i miei amici ed ero caduta in depressione. Ora sto molto meglio, anche se le sedute sono costose e spesso mi chiedo se ne ho davvero bisogno. Ma funziona e io posso di nuovo affrontare il mondo". January 26 Aristotele........poeta greco.Sorridere significa accettare, approvare, congratularsi.
Poi rivolgi un sorriso per approvare il mondo che ti offre il meglio.
Con un sorriso sul viso le persone avranno di te una migliore impressione,
e sarà evidente che sei "pronto" per essere felice.
Lavora, lavora molto a tuo favore.
Smetti di aspettare la felicità senza sforzarti di raggiungerla.
Smetti di esigere dalle persone quello che tu non hai ancora conquistato.
Critica meno, lavora di più.
E, non dimenticarti mai di ringraziare.
La grandezza non consiste nel ricevere onori, ma nel meritarli.
(Tratto da "Rivoluzione dell'anima di Aristotele, scritto nel 360 a.c.)
![]() January 24 PremioL'Amicizia è.........L'Amicizia è come una stella cometa alta nel cielo, sempre brillante e pronta ad indicarti la strada di casa, se mai ti smarrissi.
L'Amicizia è come un piccolo sole che arde nel tuo cuore, anche nei giorni bui dell'anima, quando fuori impazza la tempesta.
L'Amicizia è un giardino fiorito, solo per te, pieno di fiori profumati e colorati, dove puoi riposare lo sguardo dalle brutture del mondo.
January 23 Venerdi sera......I MesiC'erano una volta due giovani fratelli che erano diversi fra loro com’è diverso il giorno dalla notte. Il maggiore, Cianne, avaro ed egoista, era riuscito ad arricchire a dismisura, mentre il minore, Lise, generoso ed altruista, si era ridotto in tale povertà da non sapere, al mattino, che cosa avrebbe mangiato alla sera. Tuttavia Lise era sempre allegro e pronto ad aiutare il prossimo, mentre Cianne, sospettoso di tutti e diffidente, soffriva di un malumore perpetuo.
Un giorno Lise pensò “ Qui in paese non farò mai fortuna, e non posso nemmeno chiedere a mio fratello di aiutarmi perché gli darei un dispiacere troppo grosso. E’ meglio che mene vada. Sono giovane e ho voglia di lavorare: il Cielo mi aiuterà”. Detto fatto, e senza prendere seco nemmeno un fagottino perché non possedeva niente, infilò la prima strada che vide, e via, seguendo il naso. Attraversò diverse contrade, ma invano: la fortuna volesse volgere le spalle al giovane, che però non aveva perso il suo solito buon umore. Una sera Lise fu colto da un furioso temporale, e in un batter d’occhio fu fradicio fino al midollo. Per fortuna vide in lontananza un lumicino di campagna dove era certamente acceso il fuoco; infatti lo vide brillare attraverso i vetri. “ Almeno potrò asciugarmi gli abiti” pensò rallegrandosi; spinse la porta ed entrò. L’osteria era occupata da dodici viaggiatori che sedevano in cerchio attorno al focolare, e non c’era posto per lui. - Buona sera, signori – disse rispettosamente; e sedette in distanza per non disturbare. I dodici personaggi si volsero tutti insieme a guardarlo, e notarono che sgocciolava acqua da tutte le parti, i strinsero un po’. - C’è posto anche per te – disse gentilmente uno di loro. – Vieni avanti e siedi qui con noi. Lise non se lo fece ripetere; trascinò la sedia vicino alla fiamma e protese le mani al piacevole calore. Mentre si scaldava, guardava il viaggiatore seduto vicino a lui, e si accorse che era un uomo piuttosto giovane, ma con un aspetto corrucciato, proprio come se qualcuno lo avesse contrariato. - Ti ha colto il temporale eh? – disse lo sconosciuto che gli sedeva accanto. – Che cosa ne dici, di questo tempaccio? - Che cosa volete che dica? – replicò Lise. – Siamo nel mese di marzo, ed è giusto che piova. Noi ci lamentiamo sempre, dell’estate perché fa caldo, dell’inverno perché fa freddo, e della mezza stagione perché è mutevole. Ma il Signore ha fatto le cose per benino, e la colpa è nostra se siamo incontentabili. - Ma del mese di marzo – insisté lo sconosciuto – che cosa ne pensi? A un giorno di sole segue un giorno di neve; soffia un po’ di venticello tiepido, e subito dopo ecco una gelida tramontana. Hanno ragione quelli che lo definiscono pazzo e lo detestano. - Oh, no! – esclamò Lise vivacemente. – C’è il vento, si, ma serve a mandar via le nuvole e a spazzar bene il cielo. Nevica, si, ma nessuno se ne spaventa perché la neve marzolina viene alla sera e va via alla mattina. E infine è il mese che annuncia la primavera: basta un giorno di sole per ricoprire di fiori e i prati. I dodici viaggiatori avevano ascoltato sorridendo, e più di tutti sorrideva il giovane sconosciuto che sedeva accanto a Lise. - Sei proprio saggio, amico mio! – disse frugando nella sua bisaccia e ne trasse una cassettina di legno intarsiato. - Accettala come mio ricordo. Quando avrai bisogno di qualche cosa, aprila e sarai esaudito. Noi ora dobbiamo partire. E infatti i dodici viaggiatori si alzarono e uscirono dall’osteria, mentre Lise, meravigliato e incredulo, si profondeva in ringraziamenti. Anch’egli uscì e si rimise in cammino, ma si sentiva sfinito dalla stanchezza. “ che cosa ci sarà qui dentro? “ si chiese aprendo la cassettina. “ Avrei bisogno di trovarmi una bella carrozza foderata di velluto, tirata da due cavalli”. Aveva appena detto questo, che dalla cassetta balzò una minuscola carrozzina foderata di velluto rosso, che subito s’ingrandì e diventò una carrozza vera tirata da due focosi cavalli. Lise vi entrò tutto beato e riprese il suo viaggio. Così galoppando e trottando la carrozza di Lise percorse un buon tratto di strada. A un certo punto sentì un gran appetito; aprì la cassettina e disse: - Vorrei un buon pranzo. E subito una tavola sontuosamente imbandita e coperta di cibi prelibati apparve davanti a lui. - E ora vorrei dormire – concluse, ancora trasecolato. E subito la carrozza si fermò davanti a una sontuosa tenda di damasco rosso deve era preparato un morbido letto. Il giovane dormì saporitamente e al mattino si svegliò fresco e riposato. - Ho già trovato la fortuna – concluse. – Non mi resta che tornare a casa per riabbracciare mio fratello. Ma voglio abiti degni di un re. E subito apparve un sontuoso vestito tutto di panno nero foderato di lana gialla, ricamato d’oro e argento. Così Lise tornò a casa, e si presentò al fratello il quale lo guardò a bocca aperta. - Come hai fatto a diventare tanto ricco? – chiese subito. – Insegnalo anche a me. Lise non si fece pregare:raccontò della sera passata nella taverna, dell’incontro con i dodici viaggiatori e del dono che gli avevano fatto. - Debbo uscire per un affare urgente – disse Cianne a questo punto. – Aspettami qui. Sellò in tutta fretta il suo cavallo e partì al gran galoppo verso l’osteria di campagna. Vi giunse verso sera, ma per via fu colto da un violento temporale che lo infradiciò fino alle ossa. Brontolando pieno di malumore, entrò nell’osteria e vide i dodici viaggiatori seduti accanto al fuoco. - Stringetevi un po’, perché ho diritto di asciugarmi anch’io – disse sgarbatamente. – accidenti a questo dannato mese di marzo. I viaggiatori gli fecero posto accanto al fuoco, e il giovane che gli sedeva vicino domandò: - Che cosa pensi, del mese di marzo? - Che è pazzo! – gridò Cianne inviperito. – Oggi c’è il sole e domani la neve; oggi c’è caldo da scoppiare e domani un freddo da gelare. Sarei ben felice se fosse possibile cancellarlo dal calendario. I dodici viaggiatori erano appunto i dodici mesi, e colui che parlava era proprio il mese di marzo. Egli frugò nella sua bisaccia e ne trasse un lungo bastone. - Accettalo per mio ricordo – disse gentilmente. – Quando comanderai: “ Bastone, dammene cento “ sarai subito accontentato. “ Cento scudi! “ pensò Cianne fra sé “ Evviva !”. I viaggiatori partirono, e anche Cianne uscì subito dopo; balzo a cavallo e galoppo verso casa. Non appena giunse in una località solitaria, fermò il cavallo e comandò al bastone: - Bastone, dammene cento! Subito il bastone incominciò a scaricargli una grandine di legnate, e inutilmente Cianne si diede a una fuga precipitosa. Il bastone lo inseguiva, e nemmeno un colpo andava a vuoto. Finalmente, dolorante e pieno di bernoccoli, giunse alla porta di casa. - Aiutami, fratello mio! – supplicò. Subito Lise aperse la cassettina e comandò al bastone di fermarsi. Finalmente il bastone si fermò, e Cianne poté gettarsi sopra il letto e riaversi dalla paura e dalla fatica. - Ohimè, ohimè! – piagnucolava. – Ecco il bel regalo che mi hanno fatto i tuoi amici! - Era questo, dunque, il tuo affare urgente? – chiese Lise. – Perché non mi hai detto la verità? Io ti avrei insegnato come comportarti. E che bisogno hai, infine, di ricchezze? Possediamo già una cassettina: non basta per due? Sentite queste parole Cianne gli chiese perdono per il disamore passato e, fatto un accordo come quello che fanno i mercanti per tenere alti i prezzi, si godettero insieme la buona sorte e da allora in poi Cianne disse bene di ogni cosa, per trista che fosse, perché il cane scottato dall'acqua calda ha paura anche dell'acqua fredda. January 22 Primi regali del 2009Buongiorno carissimi amici, in questi giorni le poste stanno recapitando a tutti noi delle lettere inviateci dai vari enti di servizi....ebbena il contenuto è uguale per tutte....RICHIESTE DI AUMENTI.
Abbiamo iniziato con il sempre più sgradito Abbonamento alla Televisione, anche se l'aumento è stato contenuto....ma sempre aumento è...poi è arrivata la comunicazione della Telecom che ci informa che dal prossimo 1 di febbraio l'abbonamento passerà dalle attuali 24,58 Euro a 32,16....alla faccia delle dichiarazioni che gli aumenti sarebbero stati contenuti entro l'inflazione programmata....
E questi sono solamente i primi regali...seguiranno poi le tariffe treno, le autostrade, i bus ecc...
e come diceva il grande Totò......e io pagooooo.
Un caro saluto.......ciaooooo
January 21 Una notte in paradiso.C'erano una volta due grandi amici che dal bene che si volevano avevano fatto questo giuramento: chi si sposa per primo dovrà chiamare l'amico per compare d'anello, anche se si trovasse in capo al mondo.
Dopo un po', uno dei due amici muore. L'altro, dovendosi sposare, non sapeva come fare, e chiese consiglio al confessore. -Brutto affare, - disse il pievano, - tu la tua parola devi mantenerla. Invitalo anche se è morto. Va' alla tomba e digli quello che gli devi dire. Sta poi a lui venire o no. Il giovane andò alla tomba e disse: - Amico, è venuto il momento; vieni a farmi da compare d'anello! S'aperse la terra e saltò fuori l'amico. - Sí che vengo, devo pur mantenere la promessa, perché se non la mantengo mi tocca stare chissà quanto tempo in Purgatorio. Vanno a casa, e dopo in chiesa per lo sposalizio. Poi ci fu il banchetto di nozze e il giovane morto cominciò a raccontare storie d'ogni genere, ma di quel che aveva visto all'altro mondo non ne faceva parola. Lo sposo non vedeva l'ora di fargli delle domande, ma non ne aveva il coraggio. Alla fine del banchetto, il morto s'alza e dice: - Amico, visto che t'ho fatto questo piacere, dovresti venire ad accompagnarmi un pezzetto. -Certo, perché no? Però, senti, solo un momentino, perché, sai, è la prima notte con la mia sposa... - Ma sí, come vuoi! Lo sposo diede un bacio alla sposa. - Vado fuori un momento e torno subito, - e uscí col morto. Chiacchierando del piú e del meno arrivarono alla tomba. S'abbracciarono. Il vivo pensò: " Se non glielo domando ora non glielo domando piú ", si fece coraggio e gli disse: - Senti, vorrei chiederti una cosa, a te che sei morto: di là, come si sta? -Io non posso dire nulla, - fece il morto. - Se vuoi sapere vieni anche tu in Paradiso. La tomba s'aperse, e il vivo seguí il morto. E si trovarono a essere in Paradiso. Il morto lo condusse a vedere un bel palazzo di cristallo con le porte d'oro e dentro gli angeli che suonavano e facevano ballare i beati, e San Pietro che suonava il contrabbasso. Il vivo stava a bocca aperta e chissà quanto sarebbe rimasto lí se non avesse avuto da vedere tutto il resto. - Vieni in un altro Posto, adesso! - gli disse il morto, e lo portò in un giardino in cui gli alberi invece di foglie avevano uccelli di tutti i colori che cantavano. - Andiamo avanti, cosa fai lí incantato! - E lo portò in un prato in cui ballavano gli angeli, allegri e dolci come innamorati. - Ora ti porto a vedere una stella! - Sulle stelle non si sarebbe mai stancato di guardare; i fiumi invece che d'acqua erano di vino e la terra era di formaggio. Tutto a un tratto si riscosse: - Di', compare, sarà già qualche ora che sono quassú. Bisogna che torni dalla sposa che sarà in pensiero. - Sei già stufo? - Stufo? Sí: stesse a me... -E ce ne sarebbe ancora da vedere! -Lo credo, ma è meglio che vada. -Bene, come vuoi, - e il morto lo riaccompagnò fino alla tomba e poi sparí. Il vivo uscí dalla tomba, e non riconosceva piú il cimitero. Era tutto pieno di monumenti, statue, alberi alti. Esce dal cimitero e invece di quelle casette di sassi tirate su alla meglio, vede dei gran palazzi, e tranvai, automobili, aeroplani. " Dove diavolo sono? Ho sbagliato strada? Ma com'è vestita questa gente? " Domanda a un vecchietto: - Galantuomo, questo paese è ... ? - Si, si chiama cosí, questa città. -Bene, non so perché, non mi ritrovo. Sapete dirmi dov'è la casa di quello che si è sposato ieri? -Ieri? Mah, io faccio il sagrestano, e posso dire che ieri non s'è sposato nessuno! -Come? Io, mi son sposato! - e gli raccontò che aveva accompagnato in Paradiso il suo compare morto. -Ti sogni, - disse il vecchio. - Questa è una vecchia storia che raccontano: dello sposo che ha seguito il compare nella tomba e non è piú tornato, e la sposa è morta dal dolore. -Ma no, lo sposo sono io! -Senti, l'unica è che tu venga a parlare qui col nostro Vescovo. - Vescovo? Ma qui in paese c'è solo il pievano. -Che pievano? Sono tanti di quegli anni che qui ci sta il Vescovo -. E lo portò dal Vescovo. Il Vescovo, quando il giovane gli raccontò cosa gli era successo, si ricordò di una storia sentita da ragazzo. Prese i libri, cominciò a sfogliarli: trent'anni fa, no; cinquant'anni, no; cento, no; duecento, no. E continua a scartabellare. Alla fine, su una carta tutta rotta e bisunta, trova proprio quei nomi. - È stato trecent'anni fa. Quel giovane è scomparso nel cimitero e la sua sposa è morta di dolore. Leggi qui se non ci credi! - Ma sono io! -E sei stato all'altro mondo? Raccontami, raccontami qualcosa! Ma il giovane diventò giallo come la morte e cadde in terra. Cosí morí, senza poter raccontare nulla di quel che aveva visto. |
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